INTERVISTE

Flavio Gismondi: il successo di un artista profondo


Il talento produce successo. Oggi, a tal proposito, ho incontrato Flavio Gismondi, uno dei performer più affermati del momento e reduce dall'onda travolgente e inarrestabile di Jersey Boys. 


Ciao Flavio, innanzitutto mi complimento con te per il grande successo di “Jersey Boys” e le tue indiscutibili doti artistiche che fanno di te uno dei più talentuosi performer italiani.


Jersey Boys, un successo incontenibile. Come ti spieghi tutto questo successo? E quali sono gli ingredienti che lo hanno permesso?


Tante sono le componenti che hanno aiutato questo spettacolo a diventare un successo nel settore de Musical italiano cominciando ad esempio dal copione. Lo spettacolo, per definizione “Jukebox” Musical, con quasi cinquanta brevi monologhi rivolti al pubblico, mantiene un ritmo incalzante e introduce ogni scena permettendo così allo spettatore di non perdere il filo della storia. La semplicità dei dialoghi rende tutto vero e credibile. La storia è una storia di successo di un gruppo di giovani che hanno un sogno e quindi mi domando: chi di noi non ha mai sognato di eccellere nel proprio settore? Chi non ha mai sognato il successo? La fatica, il dolore, la crescita e la caduta sono elementi comuni nella vita di ognuno di noi. La Regia di Claudio Insegno fa fluire la storia nella maniera più semplice ed efficace possibile poiché il riadattamento messo in atto dal nostro regista ha permesso di trasformare questo copione da storia prettamente americana a una storia vicina a noi, vicina alle nostre emozioni. La cura del dettaglio messa in atto dal nostro direttore musicale Angelo Racz, ci riporta verso quel sound anni 60 che ha fatto la storia della musica internazionale. E infine arriviamo al Cast. Un gruppo di colleghi meravigliosi e pieni di talento oltre che giusti in ogni loro parte. È uno spettacolo in cui la coralità fa da protagonista perché non ci sono piccoli ruoli “…ma solo grandi attori”.
Fa ridere, fa applaudire, fa cantare, fa emozionare e fa riflettere. Una storia di amicizia che ha creato empatia con il pubblico milanese, parigino e italiano in generale.

Flavio e Bob. Quanto sono simili e quanto sono diversi?


Il suo essere pragmatico è una caratteristica che abbiamo sicuramente in comune. Vivo questo lavoro da un lato come una grandissima passione e dall’altro come un business fatto di tante dinamiche che meritano il giusto controllo. Le cose nella vita devono fluire, ma bisogna anche andare nella direzione giusta e saper volere quello che è giusto. A parte il nome, l’altra cosa che non abbiamo in comune è che non ho mai scritto un pezzo di successo quando avevo quindici anni però ci sto lavorando su (con i dovuti ritardi).


Com'è stato riportare in scena Jersey Boys dopo uno stop della tournée?


E’ stato come andare in bicicletta. Il giorno prima non ricordavo neanche quale fosse la mia battuta di ingresso e il primo giorno di prove le parole mi uscivano dalla bocca fluendo come se fosse la cosa più naturale del mondo. E’ straordinario se penso alle capacità che ha il nostro corpo di memorizzare passi, sensazioni, emozioni e frasi senza dimenticarne l’origine. Molti di noi non sanno che un altro tipo di memoria ci accompagna nella vita oltre quella celebrale ed è quella fisico/cellulare. Una memoria che sa esattamente che movimento fare senza che il cervello la controlli. Ma tralasciando il momento Super Quark e tornando alla tua domanda, abbiamo avuto anche qualche cambiamento a livello scenografico e a livello di cast ma nulla che non fosse gestibile nonostante il poco tempo per riallestire. Abbiamo aiutato chi avesse bisogno di inserirsi nel ritmo vorticoso di questo spettacolo e abbiamo fatto in modo che questo spettacolo suonasse come se fosse la prima volta. Mai perdere quel brivido.


Flavio, sei un artista affermato non solo in Italia ma possiamo dirlo, anche in tutta Europa. Parlaci un po' della tua esperienza in Spagna nel cast di Dirty Dancing.


Una grandissima esperienza che mi ha portato a vivere altre bellissime esperienze artistiche nella penisola Iberica. Ho sempre amato la Spagna ed ho sempre pensato che la mia vita mi portasse lì prima o poi, cosa che poi si è avverata. Sai quella sensazione di “casa”? Quella sensazione di trovarti in un posto che già conosci, nel quale già ti sai muovere. Quella era la mia sensazione. Mi sono goduto sette mesi di tournée come non mai visitando posti meravigliosi e approfondendo la loro cultura. Non chiedo di più. Il ruolo poi, a parte cantare due temi meravigliosi, era davvero divertente. E l’esperienza successiva che mi vedrà in tournée il prossimo anno in Spagna, Sunset Boulevard, che ne parlo a fare? E’ il mio spettacolo preferito in assoluto al mondo.


Sei anche molto giovane e già così affermato. Facciamo un passo indietro: che tipo di formazione artistica hai avuto?


Mi sono formato privatamente in una scuola di musica a Roma, Rogi Music School diretta dal M° Francesco Angotti. Poi ho sempre studiato privatamente sia danza, recitazione e canto per poi approdare alla New York Film Academy e approfondire ancora di più la mia esperienza di studio. Ma non ho mai smesso veramente di studiare, non si smette mai. Chi si ferma è perduto.

Com'è nata questa tua passione per il musical? Sognavi di fare il performer o hai abbracciato il musical in un secondo momento?


E’ stata più una silente accettazione. Mi spiego meglio. Non ho mai visto il teatro e la musica come un qualcosa che mi potesse dare una carriera nella vita, vengo da una famiglia molto semplice e di fatto molta gente continua a pensare sia un hobby. Ero proiettato a voler una carriera come storico dell’arte con la passione della musica e del teatro. Ma come ogni cosa nel mondo, l’intrattenimento è un business e un business prevede una carriera. Che tu sia produttore, macchinista, fonico, sceneggiatore o attore poco importa. Dopo Giulietta e Romeo avrei potuto continuare la mia carriera di storico come tanti altri ragazzi, cosa che di fatto tentai di fare, ma la vita poi ha continuato a spingermi verso il palco. Più le cose fluivano più mi ritrovavo sotto uno spot. Iniziai a leggere tra le righe e capii che fosse più di una semplice passione. E’ un’industria che genera posti di lavoro come ogni altra grande industria del mondo. Forse è la più difficile perché “gioca” con le emozioni, ma a mio avviso la più bella. Il nostro sostegno? Viene solo dal pubblico che si emoziona ogni sera.

Cosa consigli ai giovani aspiranti artisti che hanno deciso di intraprendere una carriera nel mondo del musical?

Mai il senso di proiezione è tanto vero come in questo lavoro, altro che Karma. Il sostegno? Nessuno ti sosterrà, devi crederci tu per primo. Devi credere e proiettare le tue possibilità verso il futuro. E’ certo che non tutti possono fare questo lavoro e sono sempre stato un gran sostenitore dell’autoanalisi: c’è chi ha limiti insuperabili e c’è chi ha un “dono” solo perché fin dalla nascita è sempre stato un gran comunicatore. Ma c’è anche differenza tra animare ed emozionare. A parte la gran mole di studio, ci vuole senso di autocritica e capacità di autoanalisi. Risolversi nella vita, aprirsi e crescere sono passi importanti poichè la qualità del nostro “io” è direttamente proporzionale alla qualità dell’ artista che vuoi diventare. E se non ascolti, e se non ti ascolti, è giusto forse rivedere le tue possibilità di successo nella vita.

Sognamo: c'è un ruolo che ti piacerebbe interpretare in futuro?


Sto ancora aspettando l’età giusta per farlo e quando sarà mi piacerebbe interpretare Bernadette del musical Priscilla. Non è un travestito qualunque e superficiale, non fa solamente ridere, fa anche riflettere e fa anche emozionare. E’ un ruolo che trovo completo e trovo splendido. Se non avete mai visto questo spettacolo, fatelo. Poi ci sono altri mille ruoli che vorrei fare, ma non ho l’età per farli.

Chiudi gli occhi e immaginati tra 10 anni. Come ti vedi?

Come dice Bob Gaudio, mi immagino tranquillo, calmo, con un buon sigaro e la consapevolezza che nulla di tutto questo sarebbe potuto accadere….senza di me. Senza che ci credessi io per primo.  



Flavio mi hai lasciato senza parole per la bellezza di alcune tue frasi. Credo proprio che oltre al talento, ci sia molto molto di più. Sono certo che farai grandi cose e noi di Musical Times ti auguriamo di realizzare ogni tuo sogno!


Denny Lanza